NICOLETTA FRETI
OPERE
Spostare il velo, interrogare la luce, dare una forma a ciò che abita sotto la superficie delle cose
VI I - SCATOLE DI SILENZIO
2024 — 2025
Dove nasce il pensiero?
Le serie Afasia e Scatole di Silenzio, tentano la ricostruzione simbolica di un pensiero sorgivo, quel lampo intuitivo che abita il vuoto e precede la formulazione logica.
Le opere, che rinunciano a strappare il velo al mistero della mente: si fanno custodi dell'invisibile, proteggendo ciò che resta nell'ombra. Vorrebbero invitare chi guarda a sostare in quello stato di non sapere che sfugge a ogni semplice traduzione e può solo essere vissuto.

VI - PROVE DI RAPPRESENTAZIONE DELLA COSCIENZA
2024 — 2025
L'architettura dell'oblio e la contrazione dello sguardo
Un ciclo di opere nato dall'impatto con la malattia degenerativa (Alzheimer) e il tentativo di dare un corpo visivo ai meccanismi della coscienza, dello sbiadimento e della cancellazione della memoria.
Cosa resta della mente quando la memoria svanisce? Attraverso le Scatole di Silenzio, la ricostruzione simbolica di uno spazio svuotato e una serie di piccoli oggetti-dispositivi, la ricerca rinuncia a spiegare la malattia. Si fa invece custode del mistero: un viaggio radicale lungo i confini della coscienza, dove la luce non serve a svelare ciò che è andato perduto, ma a proteggere la sacralità di ciò che resiste.
Di fronte a queste opere, lo spettatore è chiamato a scardinare l'urgenza del controllo e della comprensione logica per imparare l'arte della sosta e dell'accettazione. Chi naviga o cammina tra questi lavori non incontra la cronaca di un decadimento, ma impara ad abitare il vuoto, a relazionarsi con l'incompiuto e a scoprire che anche nella nebbia più fitta dell'afasia o nell'assenza di una persona, la coscienza lascia una traccia luminosa, persistente e inviolabile.

La sovrapposizione dei piani e l'affioramento del senso
Il controluce, nella mia ricerca, non è un effetto ottico, ma un dispositivo conoscitivo. Fotografare una pagina stampata mettendola in controluce significa forzarla a rivelare il suo mistero. Il recto e il verso si fondono, i testi si sovrappongono, le immagini si ibridano. La superficie ordinata della pagina viene scardinata dalla luce per far emergere un terzo spazio, imprevisto e denso di nuove relazioni casuali o puntuali.
I V - LA SOGLIA CANGIANTE - L'IO E LA LUCE
2022 — 2024
I dispositivi dicroici e la geometria del vuoto
In questo recente ciclo di opere, la materia si fa geometrica, nitida e reattiva. L'utilizzo di plexiglas e dicroico crea una superficie capace di mutare colore a seconda dell'inclinazione della luce e del punto di vista dello spettatore e diventa il mezzo per esplorare il confine tra la saturazione cromatica e il vuoto assoluto. L'opera non è più un oggetto da guardare, ma una soglia che rifrange il cielo e sprofonda nel buio.
I I I - MOVING LIFE
2000 — 2019
Ribaltare la visione. Installazioni site-specific e dispositivi ottici
Moving Life è un ciclo di installazioni ambientali nate in stretta relazione con i luoghi che le ospitano. Attraverso l'uso di elementi ottici – lenti biconvesse in vetro, lenti di Fresnel o vasi colmi d'acqua – la materia trasparente intercetta la luce e ne converge i raggi, proiettando un'immagine visibile su uno schermo posto a distanza di messa a fuoco.
Le immagini così prodotte, ribaltate e invertite secondo la logica nativa della fotografia, sono effimere ed evanescenti: mutano costantemente a seconda delle condizioni atmosferiche, della luce del giorno e del movimento delle persone nello spazio.
I raggi luminosi che colpiscono la rètina contengono informazioni sul mondo. Percepire significa essere in relazione; vedere è far entrare il mondo dentro di sé e, al contempo, estendere il proprio sé fin dove l'occhio può arrivare. Ribaltando la visione, Moving Life scardina la nostra percezione abituale e ci costringe a restare sulla soglia dello sguardo, dove l'immagine è pura epifania di luce e tempo.
Uscendo dallo studio e andando all'aperto, nei boschi o nei luoghi della storia collettiva, la mia ricerca sulla luce ha trovato un nuovo corpo: la fibra ottica. La luce ha smesso di essere un raggio che taglia la carta per diventare un filo da tessere a mano, un elemento da toccare, in cui entrare. In questo periodo nascono le Amache e gli oggetti luminosi: non semplici installazioni, ma dispositivi relazionali pensati per avvolgere il corpo, accoglierlo e portare luce a chi li abita.
Il foglio di carta non era per me un supporto per accogliere un disegno, ma piuttosto un corpo con una pelle da graffiare, impregnare d’olio o segnare con il fuoco per aprirvi un varco e portare alla luce un interno che chiede di essere scoperto.
Lavorando alle carte ho compreso la forza rivelatrice della luce. Mi serviva per costringere la superficie a rivelare la propria profondità. Posizionavo una fonte luminosa dietro al foglio o radente di taglio perché volevo che rivelasse tutto quello che c'era sulla superficie e dentro la materia: l'anima nascosta dell’immagine. Attraversando le lacerazioni e le trasparenze della carta con al luce volevo rivelare la sua struttura invisibile. Questa indagine sulla superficie era anche una riflessione sul fare artistico e sulla natura stessa dell’immagine.




