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OPERE

Spostare il velo, interrogare la luce, dare una forma a ciò che abita sotto la superficie delle cose

VI I - SCATOLE DI SILENZIO

                2024 — 2025

Dove nasce il pensiero?

Le serie Afasia e Scatole di Silenzio, tentano la ricostruzione simbolica di un pensiero sorgivo, quel lampo intuitivo che abita il vuoto e precede la formulazione logica. 

Le opere, che rinunciano a strappare il velo al mistero della mente: si fanno custodi dell'invisibile, proteggendo ciò che resta nell'ombra. Vorrebbero invitare chi guarda a sostare in quello stato di non sapere che sfugge a ogni semplice traduzione e può solo essere vissuto. 

VI - PROVE DI RAPPRESENTAZIONE DELLA COSCIENZA

            2024 — 2025

L'architettura dell'oblio e la contrazione dello sguardo

Un ciclo di opere nato dall'impatto con la malattia degenerativa (Alzheimer) e il tentativo di dare un corpo visivo ai meccanismi della coscienza, dello sbiadimento e della cancellazione della memoria. 

Cosa resta della mente quando la memoria svanisce? Attraverso le Scatole di Silenzio, la ricostruzione simbolica di uno spazio svuotato e una serie di piccoli oggetti-dispositivi, la ricerca rinuncia a spiegare la malattia. Si fa invece custode del mistero: un viaggio radicale lungo i confini della coscienza, dove la luce non serve a svelare ciò che è andato perduto, ma a proteggere la sacralità di ciò che resiste.

Di fronte a queste opere, lo spettatore è chiamato a scardinare l'urgenza del controllo e della comprensione logica per imparare l'arte della sosta e dell'accettazione. Chi naviga o cammina tra questi lavori non incontra la cronaca di un decadimento, ma impara ad abitare il vuoto, a relazionarsi con l'incompiuto e a scoprire che anche nella nebbia più fitta dell'afasia o nell'assenza di una persona, la coscienza lascia una traccia luminosa, persistente e inviolabile.​

La sovrapposizione dei piani e l'affioramento del senso

Il controluce, nella mia ricerca, non è un effetto ottico, ma un dispositivo conoscitivo. Fotografare una pagina stampata mettendola in controluce significa forzarla a rivelare il suo mistero. Il recto e il verso si fondono, i testi si sovrappongono, le immagini si ibridano. La superficie ordinata della pagina viene scardinata dalla luce per far emergere un terzo spazio, imprevisto e denso di nuove relazioni casuali o puntuali.

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I V - LA SOGLIA CANGIANTE - L'IO E LA LUCE
              2022 — 2024

I dispositivi dicroici e la geometria del vuoto

In questo recente ciclo di opere, la materia si fa geometrica, nitida e reattiva. L'utilizzo di plexiglas e dicroico crea una superficie capace di mutare colore a seconda dell'inclinazione della luce e del punto di vista dello spettatore e diventa il mezzo per esplorare il confine tra la saturazione cromatica e il vuoto assoluto. L'opera non è più un oggetto da guardare, ma una soglia che rifrange il cielo e sprofonda nel buio.

Opera luminosa colorata

I I I - MOVING LIFE

                2000 — 2019

Ribaltare la visione. Installazioni site-specific e dispositivi ottici

Moving Life è un ciclo di installazioni ambientali nate in stretta relazione con i luoghi che le ospitano. Attraverso l'uso di elementi ottici – lenti biconvesse in vetro, lenti di Fresnel o vasi colmi d'acqua – la materia trasparente intercetta la luce e ne converge i raggi, proiettando un'immagine visibile su uno schermo posto a distanza di messa a fuoco.

Le immagini così prodotte, ribaltate e invertite secondo la logica nativa della fotografia, sono effimere ed evanescenti: mutano costantemente a seconda delle condizioni atmosferiche, della luce del giorno e del movimento delle persone nello spazio.

I raggi luminosi che colpiscono la rètina contengono informazioni sul mondo. Percepire significa essere in relazione; vedere è far entrare il mondo dentro di sé e, al contempo, estendere il proprio sé fin dove l'occhio può arrivare. Ribaltando la visione, Moving Life scardina la nostra percezione abituale e ci costringe a restare sulla soglia dello sguardo, dove l'immagine è pura epifania di luce e tempo.

Immagine riflessa

Uscendo dallo studio e andando all'aperto, nei boschi o nei luoghi della storia collettiva, la mia ricerca sulla luce ha trovato un nuovo corpo: la fibra ottica. La luce ha smesso di essere un raggio che taglia la carta per diventare un filo da tessere a mano, un elemento da toccare, in cui entrare. In questo periodo nascono le Amache e gli oggetti luminosi: non semplici installazioni, ma dispositivi relazionali pensati per avvolgere il corpo, accoglierlo e portare luce a chi li abita.

Amaca di fibre ottiche

Il foglio di carta non era per me un supporto per accogliere un disegno, ma piuttosto un corpo con una pelle da graffiare, impregnare d’olio o segnare con il fuoco per aprirvi un varco e portare alla luce un interno che chiede di essere scoperto.

 

Lavorando alle carte ho compreso la forza rivelatrice della luce. Mi serviva per costringere la superficie a rivelare la propria profondità. Posizionavo una fonte luminosa dietro al foglio o radente di taglio perché volevo che rivelasse tutto quello che c'era sulla superficie e dentro la materia: l'anima nascosta dell’immagine. Attraversando le lacerazioni e le trasparenze della carta con al luce volevo rivelare la sua struttura invisibile. Questa indagine sulla superficie era anche una riflessione sul fare artistico e sulla natura stessa dell’immagine. 

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