TESTI

Lago interno

Oggi sono agitata. Il mio lago interno è disturbato da correnti irregolari che smuovono il fondo limaccioso. L’acqua è mossa da tensioni opposte che mi tirano di qua e di là, non lascia vedere in profondità e io non so quale direzione prendere con il lavoro. Sono confusa.

– Calmati! Per prima cosa bisogna calmare le acque – mi dico, – e lasciare che ciò che deve andare sul fondo resti sul fondo e ciò che deve venire a galla venga a galla.

Darsi degli ordini funziona, la mente si calma. Lascio che la superficie del lago mostri elementi provenienti dal fondo e nello stesso tempo rispecchi ciò che le sta sopra, oltre il pelo dell’acqua. Il pelo dell’acqua, mi è sempre piaciuta questa definizione. Indica, credo, uno strato acquoso sottile e mobile che, come una pellicola fotografica, mostra i due lati del mondo che separa, unendoli in un’unica immagine. E' compito dell’occhio focalizzare una o l’altra delle due immagini. A seconda del punto di vista vedi ora il cielo riflesso: l’azzurro intenso, le nubi che scorrono, un aereo che sta passando proprio adesso – ti sporgi un po’ ed ecco che la tua ombra nasconde tutto questo e si apre un altro scenario. Vedi oltre la superficie dell’acqua, vedi il fondo scuro della mente, popolato da presenze inquietanti. Se non ti spaventi e resti lì per un po', a volte riesci persino a vedere oltre. 

 

Immagine

 

Frequento la dimensione del pensiero per immagini. Lo faccio praticando i territori dell’arte, del sogno e dei viaggio immaginale. Ho fatto della pratica artistica un modo per conoscere la mente – la mia innanzitutto ma anche, più in generale, la mente umana. La superficie, la tela, il foglio bianco sono lo specchio ideale per riflettere; ri-flettere, ri-voltare indietro lo sguardo verso di sé per vedere. Bisogna dislocarsi per conoscersi, bisogna avere qualcosa che ti rispecchi. Gli specchi riflettono immagini. Le immagini provocano sensazioni, stati d’animo, pensieri. Può succedere che vai a visitare un museo o una mostra arrivando trafelato e arrabbiato e poi, davanti a un’opera il tuo stato si trasforma – si eleva, mi piace pensare, ma non solo, non sempre, comunque si trasforma. Poter agire sullo stato interiore di una persona attraverso l'opera, far sì che questo stato rifletta una condizione di connessione con la parte più profonda di sé – ecco, questo è quello che muove il mio operare. 

 

Superficie

Afferrare una labile intuizione, il filo sottile di un pensiero e cercare di seguirlo nelle sue volute fino ad attraversare la materia densa del reale per andare oltre, per svelarne l’origine, per cogliere la Realtà. E la Realtà, per il nostro sistema percettivo, è fatta di superfici. Superfici che delimitano oggetti, corpi, enti. Superfici che nascondono qualcosa e rivelano qualcos’altro. Superfici che separano un dentro da un fuori, un sopra da un sotto, un diritto da un rovescio, e così via. Fino a scoprire che la superficie è il punto di contatto della dualità. È l’occasione che ci permette di fare che la nostra vita divisa in giorno e notte, ombra e luce, io e tu diventi uno. 

Luce

L’attenzione nei confronti della superficie pittorica, l’indagine nei confronti dei suoi elementi tipici (tela, colore, profondità, illusorietà) mi hanno portato presto a comprendere il ruolo determinante della luce in arte e la sua importanza per un artista. La visibilità del quadro è nella luce. La tridimensionalità del quadro è data dalla luce. L’artista parte dal buio in cerca della luce. Levare l’opaco dentro di sé conduce a rischiaramenti della coscienza. La coscienza è luce. 

Fare

Il fare creativo innesca un processo di trasformazione della materia, dello spazio, del pensiero, dello spettatore e soprattutto dell’artista. Nel fare l'artefice trasforma sé stesso e il suo modo di guardare. A ogni piccola trasformazione ciò che vede lo sorprende, lo forgia, lo forma. E’ questo processo di trasformazione che mi interessa di più, una pulizia interna che porta a sbozzare e togliere le parti incongrue finché gesto dopo gesto, fatica dopo fatica, crisi dopo crisi, successo dopo successo si arriva a scoprire parte della logica che costituisce l’essenza di tutte le forme.

Trasformare

 

E' sempre una questione di trasformazione. L’uomo trasforma degli ingredienti in una torta, dei mattoni in una casa, un calcio a un pallone in una partita, una malattia in guarigione, uno stato d’animo in un modo di essere. Trasforma dei tratti in un disegno, del colore in un quadro, delle tavole di legno in una sedia, delle parole in un racconto. Trasforma una conversazione in un momento significativo, un’emozione in un gesto, un albero in un foglio di carta, un foglio in una possibilità, ore di vuoto in momenti di grazia.